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Banco della Terra: come mettere a sistema il patrimonio immobiliare in disuso a vantaggio di nuove filiere e neo imprenditori

11 dicembre 2018

Prende il via, dopo l’approvazione della legge regionale, il progetto del Banco della terra, che intende mettere a disposizione, soprattutto di giovani, i terreni incolti per avviare nuove opportunità di lavoro. Una prima fase interesserà il patrimonio immobiliare della Regione che si trova nei Comuni di San Venanzo, Allerona, Orvieto, Città di Castello, Pietralunga, Gubbio, Assisi/Valtopina.

Il Bando uscirà a primavera, adesso sono previsti incontri aperti di partecipazione, utili ad ascoltare e valutare le proposte di professionisti e cittadini.  A partire da gennaio infatti verranno organizzati degli incontri partecipativi nelle comunità territoriali di riferimento delle aree individuate per avviare un confronto e una discussione con il territorio, a cominciare dai Comuni. Un’occasione di confronto utile anche per capire se è possibile aggregare attorno al nucleo messo a disposizione dalla Regione anche altre zone.

L’obiettivo è quello di mettere a sistema il patrimonio regionale in disuso, coinvolgendo altri enti e privati in azione di riqualificazione patrimoniale sviluppare nuove filiere produttive per valorizzare prodotti tipici umbri e coltivazioni autoctone e dunque creare opportunità di lavoro soprattutto per i giovani. Insieme alla Regione Umbria, sono impegnati nel progetto Sviluppumbria e l’Agenzia forestale regionale, che avrà il compito di redigere i bandi di gara, stipulare le convenzioni con enti e privati, controllare il rispetto dei progetto presentati ed aggiornare ed alimentare l’anagrafe dei terreni disponibili che  potranno comprendere anche fabbricati compatibili con la gestione agricola e cioè attività agrituristiche, extra-alberghiere o attività produttive o terziare legate alla realizzazione conservazione e commercializzazione di prodotti del suolo”.

Per l’assegnazione ai richiedenti sono previste premialità per la competenza culturale e tecnica, l’impiego di prodotti sostenibili, anche ambientalmente per preservare la biodiversità, la creazione di nuove filiere produttive, o la presenza di cooperative sociali. Per i beni di proprietà regionale la locazione o concessione del bene, avrà una durata non inferiore, di norma, a 20 anni e non superiore a 50 anni, mentre per i beni di proprietà delle province, comuni e privati le condizioni saranno stabilite con apposite convenzioni.

Per maggiori informazioni sulla gestione del patrimonio regionale visitare la pagina dedicata