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Le nuove frontiere della Bioeconomia: acquisti green, pubblica amministrazione e imprese

24 ottobre 2018

Il 12 ottobre scorso, nell’ambito della fiera Fà la cosa giusta, all’interno di un incontro tema degli “Acquisti Verdi”, svoltosi presso lo stand della Novamont si è svolta la presentazione del progetto europeo BIO ECO R.D.I. che vede come capofila Sviluppumbria.

Nel corso dell’incontro, dopo introduzione di Diego Mattioli, project manager del progetto Bio-Eco, moderatore del dibattito, che ha illustrato le caratteristiche, gli obiettivi e le finalità del progetto e le aspettative legate a questo incontro specifico è intervenuta Giuseppina Baldassarri, responsabile del progetto Bioeco per Sviluppumbria, la quale ha illustrato il quadro normativo a supporto delle politiche regionali sul tema della bioeconomia, economia circolare, simbiosi industriale ed efficienza energetica.

Luca Bianconi, presidente del Cluster regionale della Chimica Verde e titolare dell’azienda Polycart spa ha mostrato l’interesse del Cluster nei confronti delle tematiche che il progetto Bio-eco intende sviluppare in quanto coincidenti con le nuove frontiere aperte dalla bioeconomia e con le esigenze crescenti del mercato. Bianconi ha inoltre focalizzato la sua attenzione su due esigenze che stanno diventando ineludibili. La prima è che l’intero sistema industriale debba crescere in conoscenza reciproca e autostima. La seconda, che in qualche modo rappresenta il corollario della prima, è la crescente importanza dello sviluppo delle connessioni tra le diverse esperienze regionali che sono in grado di moltiplicare la nascita di idee e progetti di collaborazione e sviluppo tra imprese. Enzo Faloci, direttore del consorzio Umbria export, ha sottolineato la grande opportunità, offerta dal progetto Bio-Eco, di costruire un partenariato tecnologico, commerciale e scientifico, tra i paesi dell’area adriatico-ionica attraverso una piattaforma tecnologica che coinvolgerà almeno cento operatori tra imprese, università, centri di ricerca e enti pubblici. Faloci ha anche affermato che questo progetto rappresenta un’opportunità unica di partire da un match-making virtuale per piantare semi destinati a germogliare e produrre frutti nel futuro attraverso il contatto stabilito tra le sponde dei due mari. Enrico Fontana, di Legambiente ha voluto centrare il suo intervento sulla leva pubblica ossia sulla grande possibilità offerta dalla “conversione” della pubblica amministrazione agli acquisti verdi attraverso l’introduzione dei criteri minimi ambientali (CAM) nel codice degli appalti. La sensibilizzazione delle imprese intorno alla cultura della sostenibilità della produzione e dei consumi è fondamentale per due aspetti. Il primo è riferito all’importanza, per ogni azienda, di attuare monitoraggi interni dei consumi di energia al fine di ridurre i consumi e guadagnare in termini di efficacia ed efficienza della produzione. Il secondo riguarda le chiavi della competitività futura delle aziende sui mercati internazionali che saranno sempre più legate al loro grado di aderenza ai criteri dell’economia sostenibile e alle loro performances ambientali interne.

Enzo Faloci nella conclusione del dibattito ha colto questo spunto per affermare che la sensibilità verso l’economia Bio e non profit diventerà sempre più fattore di competitività sui mercati mondiali e Diego Mattioli ha sostenuto che nelle aziende aglosassoni il bilancio sociale di responsabilità ambientale sta divenendo sempre di più fattore di successo per le quotazioni in borsa.

Per maggiori informazioni visitare la pagina dedicata al progetto BIOECO